Il mito del capobranco  e i metodi moderni

Il cane è un animale sociale: in natura è inserito in un branco di suoi simili e la sua  sopravvivenza è strettamente connessa  con la vita del gruppo.

I sistemi sociali dei cani sono molto simili a quelli dell’uomo: i cani vivono in gruppi famigliari, prodigano cure alla prole, utilizzano il gioco come una forma di sviluppo delle capacità fisiche e delle interazioni sociali, hanno un sistema di comunicazione verbale e non verbale e hanno un sistema gerarchico basato sulla deferenza.

La maggior parte delle relazioni sociali sono basate sulla trattativa e sulla deferenza sia nella società umana che in quella canina.

I proprietari di cani si sentono ripetere continuamente che la chiave dal rapporto con il cane è essere un capobranco e sono tantissimi i cani che vengono definiti, spesso senza criteri scientifici, “dominanti”.

Le teorie del “comanda il capobranco” scomodano il parente lupo, affermando che in un gruppo di lupi, il leader comanda, mangia per primo, esplora per primo un territorio e fa valere spesso e volentieri il suo status gerarchico elargendo morsi ai sottoposti.

Nella realtà di un branco di lupi, le cose non si svolgono esattamente in questo modo. E’ vero che un gruppo di lupi prevede l’esistenza di  due individui “alfa”, maschio e femmina, verso cui i membri del branco si mostrano deferenti, ma potremmo più che altro affermare che la parola chiave del funzionamento del branco è “collaborazione” e non “dittatura”: la femmina alfa è l’unica che si riproduce accoppiandosi con il maschio alfa (e spesso con il maschio beta!) . Tutte le energie del branco sono impiegate per proteggere, nutrire, educare i cuccioli della femmina alfa.

Sono passati almeno 15.000 anni di domesticazione tra il lupo e il cane: pur facendo biologicamente parte della stessa specie, il cane non si comporta esattamente come un lupo e diversi studi dimostrano che il “Canis lupus  familiaris” non tende ad esibire i rituali di sottomissione con la stessa frequenza del parente lupo.

Quale è dunque il ruolo del cane nella famiglia?

Potremmo definire il nostro cane come un eterno cucciolo di lupo che tende a richiedere a noi le cure parentali che continueremo a prodigargli per il resto della sua vita: lo nutriremo, lo proteggeremo e lui tenderà ad identificarci come un punto di riferimento.

Il nostro ruolo nella vita del cane è soprattutto quello di una guida.

Specifichiamo che il cane non è una specie omogenea del punto di vista comportamentale e che esistono cani  o razze che tendono ad essere più gerarchiche di altre, come per esempio i cani primitivi.

 Nel complesso potremmo affermare che il rispetto del nostro cane non si ottiene passando prima dalle porte, non facendolo salire sul divano o mangiando prima di lui perché in queste regole il cane ha un ruolo PASSIVO (ci sono persone che vanno avanti dieci anni a cercare di intralciare il cane per uscire dalla porta senza che il quadrupede abbia mai ricevuto una richiesta specifica in questo senso).

Se vogliamo essere una guida per il nostro cane dobbiamo applicare una regola fondamentale.

Qualunque cosa il cane desidera, deve prima avere il nostro permesso e la nostra “supervisione”.

E' importante tenere in considerazione le condizioni emotive del cane insegnandogli che l'eccitazione, l'entusiasmo eccessivo, l'ansia o gli atteggiamenti assertivi non sono comportamenti vantaggiosi. Ogni proprietario dovrebbe insegnare al proprio cane a gestire le piccole frustrazioni che la vita comporta attraverso le giuste competenze sociali: calma e collaborazione sono i principi chiave della convivenza famigliare.

L'educazione del cane non si esprime tanto nelle posizioni esibite a comando, quanto nell'atteggiamento: il cane educato non è solo il cane che si siede quando gli viene richiesto, ma è piuttosto il cane che sa adeguare il comportamento all'ambiente mostrandosi appunto lucido e collaborativo oppure rilassato a seconda delle circostanze.

I cani imparano che la via più semplice per ottenere ciò che desiderano è agitarsi, saltare addosso, grattare la porta, richiedere attenzione perché in genere sono proprio questi comportamenti che fanno "smuovere" il proprietario.

Nella pratica, i comportamenti di richiesta di attenzione inadeguata devono essere ignorati e, quando il cane desidera ottenere qualcosa, il proprietario deve attendere che il cane sia calmo, collaborativo e dia attenzione al proprietario.

Ma, nella pratica, cosa desiderano i cani?

Tantissime cose, tra cui

·         giocare

·         mangiare

·         avere la nostra attenzione

·         masticare

·         esplorare

·         contatto sociale (salutare) le persone

·         contatto sociale (salutare) altri cani o altri animali

·         libertà (scendere dalla macchina, uscire dalla porta, essere liberato dal guinzaglio)

 “Chiedere il permesso” significa che il cane deve assecondare una nostra richiesta prima di accedere alle risorse: calmarsi e darci attenzione

 Situazioni varie in cui dobbiamo insegnare al cane a calmarsi e dare attenzione

·         il cane non dovrebbe mai scendere dalla macchina senza controllo

·         i cani non dovrebbero avere l’abitudine di catapultarsi fuori dalla porte e dai cancelli

·         le persone arrivano nei parchi o nelle “aree cani” e liberano il cane senza fare nessuna richiesta

·         Il cane non dovrebbe salutare le persone di sua iniziativa o lasciato libero di correre dagli altri cani, senza controllo

·         insegnate al vostro cane a non rubare di mano cibo o giocattoli

·         insegnate al vostro cane ad accettare di stare per brevi momenti nel kennel, in una stanza o in un recinto aspettandovi con calma (abituate il cane in modo graduale insegnandogli che lo andrete a prendere solo se è calmo)

Questi sono solo alcuni esempi generici, se avete difficoltà a gestire il cane in queste situazioni, se vi rendete conto che il vostro cane ha effettivi problemi di autocontrollo rivolgetevi ad un educatore professionista.

 La teoria del capobranco e le teorie dell’educazione moderna…

Assunti della teoria

 Osservazioni

Il cane è un lupo

o        Non esiste effettiva distanza genetica tra il lupo, il cane (e il coyote, lo sciacallo etc) tuttavia dopo 15.ooo (o 100.000) anni di domesticazione e selezione artificiale è accettabile pensare che il cane creda di vivere in mezzo ai lupi??

o        Esistono differenze nella percezione della gerarchia nelle differenti razze canine (un border o un beagle sentono la gerarchia come un’akita o un lupo cecoslovacco?)

Un branco di lupi ha le sue regole:

bullet Il capobranco mangia per primo
bullet Il capobranco passa per primo (dalle porte?)
bullet Il capobranco non dà attenzione o confidenza ai sottoposti
bullet Tutti gli individui devono essere sottomessi (regime dittatoriale)

 

La teoria del capobranco (non è stata proposta da etologi) non parte da un’osservazione sull’etologia del lupo

bullet In molti branchi i cuccioli mangiano per primi
bullet l’ambiente naturale del lupo è il bosco e non ci sono passaggi stretti (non è un animale da tana)
bullet il lupo alfa ha rapporti consolidati e stretti con tutti gli individui
bullet il lupo alfa non è un dittatore, ma è più simile ad un vecchio e saggio capotribù indiano
bullet Il principio chiave non è sottomissione, ma collaborazione.

Noi dobbiamo comportarci come un lupo alfa e quindi

bullet dobbiamo sempre passare prima dalle porte
bullet dobbiamo sempre mangiare per primi
bullet dobbiamo creare distanza tra noi e il cane (fisica e sociale) per far capire al cane “chi comanda”
bullet dobbiamo manipolare il cane (afferrarlo per la collottola, ribaltarlo) per sottolineare la sua sottomissione

Noi non siamo lupi e siamo dei pessimi imitatori (e conoscitori!) del suo comportamento naturale (a quale specie di lupo ci riferiamo dal momento che la specie lupina ha avuto una grande radiazione adattativa? Un newyorkese e un maori hanno gli stessi codici comportamentali? ).

Se imitassimo il suo comportamento dovremmo anche rigurgitare il cibo e pulire le zone intime del cucciolo.

 Le regole del capobranco attribuiscono un ruolo di passività e sottomissione nel cane.

Ricordate: passività e sottomissione impediscono di ragionare, scegliere e quindi imparare

 La teoria del capobranco ha diffuso una mentalità  "impositiva", poco comprensiva e in molti casi pericolosa.

Il nostro centro si dissocia dai metodi proposti nella trasmissione di Cesar Millan "Dog whisperer" in onda su Sky e si unisce a tutti gli educatori e alle associazioni di categoria che si battono affinché una trasmissione diseducativa e di fatto pericolosa per cani e proprietari continui ad andare in onda.

Nel programma vengono proposti metodi coercitivi, finalizzati alla sottomissione fisica e psicologica del cane senza che esista alcun tipo di apprendimento attivo o collaborazione da parte del cane.

Cesar Millan strattona i cani sia con il collare a strozzo che con il collare con le punte, non riconosce i segnali di stress e non ha alcuna conoscenza delle più moderne, quanto semplici, metodiche di educazione gentile basate sul rinforzo positivo. Alcuni dei casi trattati non hanno nulla a che vedere con la percezione sociale del cane (per le teorie del capobranco i cani sono tutti dominanti) ma manifestano eclatanti patologie comportamentali che richiederebbero l'intervento di un professionista e non di un "addestratore cagnaro".

Facciamo presente al gruppo Sky che se si vuole effettivamente tutelare l'incolumità pubblica bisognerebbe innanzitutto fornire agli utenti un'informazione corretta: stress e sottomissione sono una via facile e veloce per rendere i cani mordaci e fuori controllo.

 

 

Centro cinofilo Spilimbau

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