Gli effetti della domesticazione

Gli effetti dell'addomesticazione prima, e della vera e propria domesticazione poi, producono le stesse modificazioni fisiche generali in gruppi di mammiferi molto diversi. Ad esempio la distribuzione del grasso sottocutaneo, l’accorciamento delle mascelle, l’arricciamento della coda, la caratteristica del pelame, la dentatura e le modificazioni del comportamento (Clutton-Brock, 1995) sono effetti generali della domesticazione così come la diminuzione della taglia corporea (Bekoff, 1984; Gittleman,1989).

 

Per quanto riguarda il cane, la domesticazione ha prodotto delle modificazioni sia a livello morfologico che comportamentale:

·         riduzione della taglia corporea. I cani risultano essere più piccoli dei lupi. La spiegazione di questo fenomeno può essere ricondotta

o        all’effetto della pressione selettiva volta ad incrementare la capacità riproduttiva abbreviando il ciclo generazionale: da genitori piccoli (perché molto giovani) nascerebbero cuccioli di taglia inferiore alla media.

o         alla malnutrizione cui consegue un progressivo arresto dello sviluppo corporeo: i primi cani domestici erano dei “village scavenger” (Zeuner, 1963), cioè spazzini che si nutrivano di rifiuti degli accampamenti umani

o         alla selezione naturale che ha favorito gli animali di piccola taglia, con maggiori possibilità di sopravvivenza in ambiente poco favorevole

o        al cambiamento delle condizioni climatiche avvenuto intorno a 14.000 anni fa (Thorne, 1992 ).

·         modificazioni nella morfologia della testa

o        proporzioni del cranio: si sarebbe accorciato ed allargato, ma la sua lunghezza sarebbe rimasta proporzionata a quelle del cranio, originando così la tipica “faccia corta” (Wayne, 1986 ).

o        sviluppo dello stop (angolo fra muso e cranio)

o        denti, soprattutto i canini e i ferini, di dimensioni ridotte, cuspidi meno complesse probabilmente in conseguenza del regime dietetico o della selezione volta ad ottenere degli animali da compagnia più sicuri

o        gli occhi si sono arrotondati e sono diventati più sporgenti

o         la bulla timpanica si è ridotta ed appiattita

o        capacità cranica minore e di conseguenza un cervello più piccolo rispetto al lupo (Wayne, 1986; Coppinger e Schneider, 1995). Un cervello più piccolo tuttavia non preclude necessariamente le abilità cognitive: gli aspetti sociali nei mammiferi sono più strettamente correlati alle dimensioni e alla complessità della neocorteccia piuttosto che alle dimensioni del cervello (Kruska, 1988; Dunbar, 1992).

·         Riduzione delle capacità percettive e della comunicazione dovuti a diversi fattori morfologici

o         orecchie cadenti (che diminuiscono il senso dell'udito)

o        coda strettamente arricciata (che riduce l'abilità comunicativa)

o         pelo sopra gli occhi (che diminuisce senso della vista)

·         Abbassamento della soglia di risposta o reattività a diversi stimoli: causano per esempio l'eccessivo abbaiare del cane in un grande varietà di situazioni (Cohen e Fox, 1976 ). Studi in natura e in cattività hanno infatti dimostrato che difficilmente il lupo abbaia ( Scott e Fuller, 1965): è infatti  insolito sia per i coyote che per i lupi sia  abbaiare che ululare, a meno che non lo facciano in gruppo o da giovanissimi (Harrington & Mech, 1979, 1982 ). L'abbaiare del cane è quindi un comportamento frutto dell'addomesticamento (Overall,2001).

·         comportamento sessuale:

o        Il cane domestico diventa sessualmente maturo dai sei ai nove mesi di età, molto prima rispetto ai due anni circa del lupo e degli altri cani di selvatici  (Scott e Fuller, 1965; Fox, 1978 ): nel lupo questo ritardo riveste importanti implicazioni sociali poiché giovani immaturi rimarrebbero disponibili per almeno un altro anno ad aiutare gli adulti a crescere un'altra cucciolata (Bradshaw e Brown, 1990 )

o        la monogamia o comunque le preferenze sessuali presenti nei selvatici sono stati eliminati nel cane e sostituite con la promiscuità (Fox, 1978 )

o        i cani domestici possono riprodursi ogni sei mesi, ad eccezione del basenji, che ha mantenuto il modulo comportamentale riproduttivo ancestrale, con una stagione riproduttiva autunnale (Fuller, 1956 ).

 

 

L’insieme dei comportamenti naturali (pattern) dei lupi si ritrovano anche nei cani: tutte le attitudini del lupo sono presenti anche nel cane, ma la selezione artificiale può averle diminuite o enfatizzate per avere dei cani più adatti a compiere un determinato lavoro.

La domesticazione e l’allevamento selettivo hanno causato dunque una specializzazione nel comportamento delle varie razze canine.

 

Molti autori sostengono che gran parte delle modificazioni del cane sia da ricondurre alla  neotenìa. La neotenìa è un processo evolutivo per cui un animale mantiene le caratteristiche giovanili anche da adulto a causa di un ritardo nel processo di sviluppo ( Clutton-Brock, in Serpell, 1995 ).  Questa ipotesi, suggerita dalla somiglianza, per il "muso corto", dei cani adulti ai cuccioli di lupo, è stata però osteggiata da altri autori che hanno ribadito il fatto che in realtà nei cani le proporzioni della lunghezza del cranio sono mantenute. Secondo la teoria neotenica, comunque il cane subirebbe un ritardo nel completo sviluppo ontogenetico tipico dei suoi progenitori selvatici. Questi ultimi, passando ad uno stadio di sviluppo successivo, abbandonano alcune caratteristiche morfologiche e determinati modelli comportamentali, per sostituirli con quelli del successivo stadio ontogenetico.

Nel cane ciò non accade poichè esso non abbandona completamente il comportamento giovanile. Infatti, il cane adulto mantiene la richiesta di cure e cibo tipica del neonato, ma allo stesso tempo sviluppa comportamenti predatori non connessi a sequenze funzionali, in poche parole gioca, rincorre la palla come una preda, ma non caccia per cibarsi

La neotenia è una caratteristica che viene mantenuta nella specie canina e trasmessa di generazione in generazione in quanto inibisce l'aggressività e inoltre stimola il naturale istinto di protezione dell'uomo nei loro confronti.

 

 

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