La nascita delle razze canine
L’uomo ha attuato un processo di selezione artificiale
1.
eliminando nell’allevamento l’antenato selvatico per evitare la
contaminazione del patrimonio genetico degli animali selezionati (Zeuner,
1963)
2.
scegliendo per la riproduzione solo i soggetti più efficaci nel lavoro, dando
loro la possibilità di trasmettere il loro corredo genetico alle generazioni
successive (Andina, 2002).
.
La selezione artificiale ha permesso a numerose razze diverse di nascere in
pochi secoli, mentre migliaia di anni di selezione naturale non hanno
sviluppato fino questi livelli la variabilità canina, anche se il patrimonio
genetico iniziale deve essere stato simile ( Overall, 2001 ).
L'incremento della popolazione canina mondiale segue di pari passo
l'esplosione demografica umana: vi sono infatti cani in qualsiasi parte del
mondo abitata dall'uomo e oggi esistono più di 400 razze di cani domestici.
Ciascuna di esse deve la propria esistenza alla selezione artificiale operata
dagli esseri umani (Clutton-Brock, 2001).
Per razza si intende un gruppo di animali selezionati dagli esseri umani
affinché possiedano un aspetto uniforme, ereditabile e tale da distinguere
quel gruppo di animali da altri all'interno della stessa specie.
Uno degli scopi per cui viene creata e conservata una determinata razza è
quello di canalizzare parte delle variazioni genetiche complessive ( Overall,
2001).
Inizialmente la selezione artificiale fu probabilmente praticata dai primi
agricoltori del Neolitico favorendo gli animali docili, robusti e facili da
nutrire: la
rivoluzione Neolitica segnò infatti il passaggio da una società di
cacciatori-raccoglitori ad una di agricoltori-pastori (Fox, 1978) e il cane
iniziò a vivere negli insediamenti umani in modo stabile (Davis e Valla,
1978).
In seguito alla domesticazione, i primi cani furono impiegati come spazzini
nei villaggi e con l’avvento dell’ agricoltura e della pastorizia nacquero i
cani da guardia e da pastore ( Clutton- Brock, 1984).
La linea di canidazione (termine parallelo a quello evoluzionistico di
“ominazione”) che ha portato al cane attuale si è sviluppata attraverso alcune
tappe essenziali:
-
tipi primitivi
-
razze primarie o fondamentali
-
razze derivate
-
razze selezionate.
Durante la domesticazione del Canis familiaris c'è stata infatti una
varietà di pressioni selettive in differenti luoghi e in differenti epoche
storiche ( Clutton-Brock, 1999) che hanno avuto come risultato una variazione
nella morfologia e nel comportamento
(Coppinger e Schneider,1995; Clutton-Brock, 1999;
Svartberg e Forkman, 2002).
La nascita delle razze canine risale a 3000-4000 anni fa (Harcourt,
1974; Clutton-Brock, 1984 ). Le prime razze esistite furono presumibilmente i
pesanti cani da caccia di tipo molossoide che risalgono al 2000 a.C. nell'Asia
orientale e in Egitto ( Clutton-Brock, 1987 )
Si pensa che anche gli antichi cani da caccia egiziani, rassomiglianti ai
moderni levrieri, risalgano allo stesso periodo ( Overall, 2001 ).
I cani dei romani venivano diversamente denominati in funzione dell'attività
lavorativa svolta (Turner, 1962)
- venatici : erano quelli per uso sportivo
- pedibus celeres : cani che cacciavano a vista o veloci
- nares sagaces : cani da pista
- pastorale pecuraru : cani da pastore
- pugnaces o bellicosi : cani da combattimento o da guerra
- villatici : cani impiegati per la difesa delle abitazioni
Le razze attuali rispecchiano la distribuzione dei ruoli attribuita dai romani
(Overall, 2001 ).
Nei diversi contesti storici e geografici l'uomo ha infatti selezionato il
cane per renderlo ausiliario nei diversi compiti : caccia, guardia, difesa,
traino, conduzione e guardia delle greggi e per scopi socialmente utili (cani
guida per ciechi, cani da valanga ecc.) (Fiorone, 1970)
I retriever sono stati selezionati per dimostrare una elaborazione dei
comportamenti da riporto associati a una sequenza di caccia e alle cure
prodigate a un compagno o alla prole. I cani da protezione o da guardia sono
stati selezionati per dimostrare comportamenti associati alla inibizione
dell'uccisione e della smembratura della preda, legate alla sequenza finale
della predazione. I presupposti per una selezione di successo dell'inibizione
del morso derivano dalla variabilità comportamentale dei canidi selvatici. La
maggior parte di loro caccia prede di grosse dimensioni in gruppo o in branco
e, affinché la battuta di caccia abbia buon esito, si richiede che alcuni
membri del gruppo, e non necessariamente sempre gli stessi, inibiscano il
morso. Serie di comportamenti associati all'inibizione del morso sono comuni
nei cani selezionati per la protezione e la difesa delle persone e delle
greggi, oltre che nel raggruppamento delle greggi stesse, in abbinamento alla
loro difesa (Overall, 2001).
La domesticazione e l’allevamento selettivo hanno causato dunque una
specializzazione nel comportamento delle varie razze canine. In quasi ogni
caratteristica comportamentale ci sono razze di cani che superano i lupi (Scott
e Fuller, 1995)
Ad esempio i terrier, che dimostrano una spiccata incapacità di convivere in
gruppo, sono molto più aggressivi dei lupi, mentre i segugi e i beagle sono
molto meno aggressivi. Alcuni levrieri, come i greyhound, sono molto più
veloci dei lupi, mentre molti cani, tra cui evidentemente il bassotto tedesco
per via della dimensione ridotta delle zampe, sono molto più lenti. Alcuni
cani, tra cui i segugi da pista, sono più abili nella ricerca rispetto al
lupo, mentre altri cani, come i terrier sono meno abili. Razze quali i setter,
i pointer e gli spaniel appaiono molto più motivati nei confronti dei volatili
rispetto ai lupi e i lupi stessi sono cacciatori di volatili meno efficienti
rispetto alle volpi (Scott e Fuller, 1995).
In realtà nessuna razza è in grado di sopravvivere in ambiente naturale al
pari del lupo, fatta eccezione per i cani da slitta, che tuttavia risultano
essere svantaggiati rispetto agli altri predatori a causa della riduzione
delle dimensione dei denti (Scott e Fuller, 1995).
Alcuni cani hanno eliminato o sensibilmente ridotto la capacità di recepire
segnali di sottomissione o di interrompere un’aggressione per preservare la
propria integrità come i cani da combattimento o quelli da caccia in tana (Scott
e Fuller, 1965).
Attraverso la selezione possono anche comparire repertori comportamentali
agonistici nuovi: per esempio, incrociando i soggetti che casualmente
presentavano questo comportamento, è stato ottenuto un ceppo di cani da
combattimento che prima dell’attacco colpisce con il petto l’avversario per
sbilanciarlo (Coppinger, 2001).
La costruzione e la definizione delle razze pure appartengono in
massima parte alla storia più recente del cane. Ad opera dell’uomo è stata
sviluppata una vastissima espressività fenotipica della variabilità genetica
caratteristica della specie canina, come dimostra la produzione di oltre 400
razze riconosciute dalla FCI.
I cani moderni sono il frutto di migliaia di anni di selezione artificiale
volta ad ottenere i soggetti più adatti a compiti ben determinati e ancora
oggi gli effetti di tale selezione sono presenti nella memoria di razza di
ogni cane, ossia nell’insieme delle attitudini ereditabili caratteristiche di
una certa razza.