|
|
|
|
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di laurea in Scienze Naturali Studio sugli effetti della selezione artificiale operata dall’uomo sulle variazioni dell’istinto predatorio all’interno delle differenti razze cani Relatore: Prof. Cristina SOTGIA Correlatore: Prof. Marina VERGA 2. Scopo dello studio
Scopo della tesi è studiare le differenze comportamentali tra le diverse razze canine in modo da valutare come e quanto abbia influito la selezione artificiale operata dall’uomo attraverso l’allevamento selettivo nella modificazione di questo istinto. La domesticazione ha influito sui pattern comportamentali relativi alla predazione del Canis familiaris: le sequenze di caccia che il lupo esibisce in modo completo risultano troncate nelle differenti razze canine e ciò in virtù della selezione artificiale volta ad ottenere dei cani idonei a svolgere i più diversi compiti come ausiliario dell’uomo (custodia delle greggi, caccia, guardia, traino ecc.) In questo studio 57 cani (per un totale di 114 prove) appartenenti ai diversi gruppi di razze canine, sono stati sottoposti ad una prova sperimentale volta ad esaminare le reazioni dei soggetti di fronte ad una preda naturale, il coniglio e la quaglia. A tale fine è stato costruito un box per testare l’istinto predatorio. Il box è costituito da un tunnel di legno della lunghezza di 3 m, con il lato superiore in plexiglas. All’interno del box è posta una gabbia scorrevole in cui viene posizionata una preda. Il cane viene posto all’interno del box e si valutano le sue reazioni: il comportamento del cane (postura, mimica, abbaio ecc) viene rilevato attraverso due telecamere, una posta all’interno e una all’esterno del tunnel; la variazione della frequenza cardiaca viene registrata attraverso un cardiofrequenzimetro Polar dotato di interfaccia per pc, lo spostamento effettuato dal cane sulla gabbia scorrevole viene misurato in cm. Prima di procedere al test, il cane viene fatto socializzare con il nuovo ambiente e il padrone viene sottoposto ad un colloquio sulle abitudini del soggetto
3. 1 L’ambiente Il test si svolge in un giardino privato recintato da mura. Tutti i test si svolgono nello stesso luogo in modo da porre ogni soggetto nelle medesime condizioni.
3.2 Il box per testare l’istinto predatorio:
Per effettuare uno studio sull’istinto predatorio nel cane domestico è necessario mettere a contatto il cane con delle prede naturali. Per questo studio è stato necessario costruire un tunnel per mettere le prede in sicurezza, oltre al fatto che il box permette di monitorare in modo più efficace il comportamento esibito dal cane. Abbiamo creato un tunnel con dimensioni “standard” per essere utilizzato anche da cani di grande mole poiché lo scopo dello studio è testare l’istinto predatorio nelle differenti razze canine. Il tunnel è stato quindi realizzato di 3 metri di lunghezza, 80 cm di altezza e 70 cm di larghezza. Per la struttura portante del box è stato utilizzato del legno di abete (perlinature incollate tra loro). In legno è stata realizzata la base, i due lati e il fondo del box. La parte superiore è stata invece realizzata in plexiglas per consentire le riprese con telecamera digitale. Il tunnel è volutamente sprovvisto di porta: il cane viene inserito nel box per la prova, ma non vi è costretto all’interno in modo da non creare eccessivo stress. All’interno del tunnel viene posta una gabbia scorrevole su binari in plastica, che vengono applicati alla base del box La gabbia si compone di una struttura molto leggera, che possa essere quindi spinta anche da cani di piccole dimensioni. Una griglia di metallo, che consente la messa in sicurezza della preda, viene applicata su una struttura in legno il cui fondo è costituita da un pannello in robusto cartone (in modo che il cane non veda la lunghezza intera del tunnel dalla sua posizione, ma solo l’ampiezza della gabbia in cui si trova la preda). Nel pannello di cartone viene realizzato un buco delle dimensioni dell’obiettivo di una telecamera: all’esterno della gabbia infatti viene fissata una telecamera per consentire le riprese anche all’interno del box. Al fine di registrare lo spostamento in centimetri effettuato dal cane sulla gabbia scorrevole, un metro è stato applicato al bordo superiore del tunnel Le prede In questo studio abbiamo scelto di utilizzare due specie differenti: una da penna (Coturnix coturnix ) e l’altra da pelo (Oryctolagus cuniculus) in modo da saggiare in modo più completo le inclinazioni dei soggetti esaminati.
Massima cura è stata posta nella salvaguardia delle prede, sia a livello etologico che fisiologico. 3.4 I soggetti da esaminare: strumenti di ricerca, modalità e difficoltà
Lo studio verte sulle differenze tra le diverse razze canine racchiuse in gruppi da noi scelti, di conseguenza sono stati ricercati soltanto soggetti di razza pura, escludendo cani meticci e incroci. E’ stato necessario trovare dei proprietari disponibili a portare il proprio cane nell’ambiente dove si svolge il test dal momento che non era possibile trasportare il tunnel e che ogni cane doveva essere posto nelle medesime condizioni ambientali in modo che lo studio fosse condotto con criteri più obiettivi ed attendibili.
3.5 L’anamnesi Prima di svolgere il test, il proprietario era sottoposto ad un breve questionario al fine di inquadrare le abitudini e il contesto ambientale in cui il cane era inserito. In particolare per lo scopo dello studio era importante indagare sui contatti precedenti dei soggetti con altre specie selvatiche o da reddito e sul tipo di addestramento cui era stato sottoposto (ad esempio addestramento alla caccia) al fine di correlare, durante l’analisi statistica, le variabili ambientali con l’istinto predatorio.
3.7 La documentazione
Le telecamere: il comportamento che il cane esibisce viene regIstrato con l’ausilio di due telecamere. Una telecamere viene posta all’interno del tunnel e riprende il comportamento del cane dal punto di osservazione della preda. Una seconda telecamera (digitale) viene posta in cima ad un treppiede posto in fondo al tunnel (all’esterno).
Il cardiofrequenzimetro Per questo studio è stato utilizzato un cardiofrequenzimetro Polar Vantage costituito da fascia toracica e display da polso per rilevare le variazioni nella frequenza cardiaca dei soggetti esaminati durante il test. Il segnale viene rilevato ogni 5 secondi. Il Polar Vantage è dotato di interfaccia per pc, in questo modo è possibile ottenere un tracciato cardiaco corrispondente alla prova. Non per tutti i soggetti è stato possibile rilevare un tracciato cardiaco completo : alcune caratteristiche morfologiche come il pelo lungo e folto o il torace stretto impediscono la buona ricezione del segnale (gli elettrodi devono rimanere aderenti al torace). Nel caso di perdita del segnale è stato ritenuto opportuno non interrompere la prova per non compromettere la validità dei risultati (ricominciare le prova può causare stress nel soggetto e può determinare un calo di interesse nei confronti della preda).
Lo spostamento in cm effettuato sulla gabbia scorrevole Durante la prova il cane può spingere la gabbia scorrevole. Alcuni comportamenti quali lo spingere con il muso, il grattare sulla rete con una o entrambe le zampe, determinano uno spostamento che viene misurato in cm e il cu valore numerico sarà utile per quantificare il valore di istinto predatorio nel singolo soggetto. 3.8 La lettura del comportamento attraverso le videocassette
Durante la prova tra cane e preda non avviene nessun contatto fisico. Per testare tutta la sequenza dell’istinto predatorio, avremmo dovuto sacrificare le prede, fatto eticamente contestabile. Lo scopo di questo test è valutare l’interesse che il cane domestico dimostra nei confronti di una sua preda naturale. Tale interesse si può manifestare una serie di comportamenti che possono essere sintomi di curiosità (scodinzolare o annusare) o che indicano un desiderio di raggiungere attivamente la preda (mordere la rete o grattare con le zampe contro il box). Di ogni possibile comportamento, si è registrata la frequenza in numero di volte, in seguito ogni comportamento è stato pesato attribuendogli un coefficiente. Non esiste una bibliografia specifica e non sono stati condotti test analoghi, di conseguenza per questo studio è stato elaborato un protocollo innovativo.
q il cane spinge con entrambe le zampe. q Il cane punta q Il cane abbaia q Il cane mugola q Il cane ringhia q Il cane scodinzola q Il cane salta q Il cane ha paura: q Il cane spinge con il muso
4. Risultati e discussione
Metodi di elaborazione dei dati raccolti.
Raggruppamento: Sono stati stabiliti 5 raggruppamenti così composti.
GRUPPO 1: cani da pastore e bovari. Include le razze che sono state impiegate per la conduzione delle greggi. Comprende · 6 pastori tedeschi · 1 border collie · 1 bovaro svizzero
GRUPPO 2: razze attualmente impiegate per l’addestramento alla difesa e all’utilità · 5 dobermann · 1 terranova · 1 S. Bernardo · 1 boxer · 4 bull terrier · 2 cani di tipo pit bull
GRUPPO 3: comprende cani appartenenti a razze di tipo primitivo · 3 akita inu · 1 siberian husky · 4 cirnechi dell’Etna
GRUPPO 4: razze utilizzate per la caccia e il riporto · 1 welsh terrier · 1 fox terrier · 2 beagle · 1 bassethound · 2 setter inglesi · 2 pointer · 1 bassotto a pelo raso · 6 labrador · 2 golden retriever
GRUPPO 5: razze selezionate principalmente per la compagnia · 2 bassotti a pelo liscio · 1 shitzu · 2 barboncini · 1 azawakh
Dati raccolti Per ogni soggetto, sono state effettuate
I dati vengono analizzati ed elaborati con l’ausilio del sistema computazionale SAS system (Siegel e Castellan, 1988) Per ogni variabile esaminata viene effettuata una rappresentazione grafica tramite istogrammi.
Dati relativi alle variabili di frequenza ottenute dalla lettura dei filmati delle prove effettuate
Attraverso la visione dei filmati relativi ad ogni soggetto è stata contata la frequenza di volte esibita per ciascun comportamento. E’ stata effettuata la somma delle frequenze delle due prove (quaglia e coniglio) .
Calcolo dell’istinto predatorio totale per soggetto Per poter paragonare i vari gruppi e stabilirne le differenze è stato attribuito un valore globale all’istinto predatorio di ogni soggetto il cui calcolo è stato effettuato attraverso un metodo innovativo (non esiste bibliografia in proposito).
Innanzitutto è stato necessario attribuire dei range alle frequenze dei comportamenti in modo da renderli comparabili tra loro.
Per ciascun comportamento si è considerato il valore minimo delle frequenze, il valore medio e il valore massimo possibile per il totale delle prove. Sono state attribuite tre fasce :
Ad esempio per il comportamento “gratta con una zampa” che poteva manifestarsi dalle 0 alle 67 volte, con una media di 10 volte, sono stati attribuiti tre range: a. 1-15: comportamento poco esibito - Basso b. 15-25: comportamento esibito mediamente – Medio c. >25 : comportamento esibito molto - Tanto
Ad ogni range sono stati attribuiti dei punteggi
Con questo metodo è possibile attribuire lo stesso ordine di grandezza a comportamenti che mediamente vengono esibiti con frequenze molto diverse tra loro ad esempio “gratta con una zampa” e “scodinzola”.
I valori ottenuti vengono poi moltiplicati per dei coefficienti, che sono attribuiti ad ogni comportamento in base alla loro significatività rispetto all’istinto predatorio sulla base della lettura e del significato dei diversi comportamenti presenti in letteratura (v. tabella).
Nel calcolo complessivo, i comportamenti “paura” e “ignora la preda” non sono stati considerati ai fini del calcolo statistico del punteggio relativo all’istinto predatorio, così come il comportamento “esce” (alcuni cani escono per raggiungere la preda in modo alternativo, altri escono per il disinteresse: sarebbe stato quindi difficile attribuire un valore in modo obiettivo).
Calcolo dell’istinto predatorio per ogni singola prova (prova coniglio e prova quaglia) In base alle frequenze dei comportamenti esibiti nella prova con il coniglio e nella prova con la quaglia, si è calcolato l’istinto predatorio per la prova singola avvalendosi dello stesso criterio utilizzato per il calcolo dell’istinto predatorio totale (sono state attribuite altre fasce di range relative alle singole prove). Sì è potuta così osservare la reazione dei soggetti verso la preda “da pelo” o “da penna” sia globalmente che in relazione al gruppo di appartenenza.
Tabella 1: descrizione del criterio di attribuzione dei coefficienti
Trattazione dei dati relativi alle frequenze cardiache Di ogni soggetto è stato registrato il picco massimo verificatosi durante la prova e attraverso la visione del filmato relativo si è osservato quale fosse il comportamento esibito dal cane in corrispondenza del picco. Si sono analizzate graficamente le frequenze relative al picco massimo e al comportamento corrispondente.
Trattazione dei dati relativi all’anamnesi I dati raccolti sono stati confrontati con il valore dell’istinto predatorio in modo da stabilire quanto questa predisposizione sia influenzata dalle variabili ambientali e dalle esperienze. Il campione (la cui media dell’istinto predatorio risulta essere 21,1) è stato suddiviso in due gruppi:
Di ogni gruppo sono state studiate le variabili ambientali (tipo di abitazione, convivenza con altri animali ecc) e sono stati realizzati i grafici relativi.
Grafico 22
Effettuando quindi un’analisi della varianza (Anova) è risultato (le probabilità significative sono p< 0,05) che il gruppo dei cani da compagnia risulta essere significativamente differente sia dal gruppo dei cani da caccia che dal gruppo dei cani primitivi che risultano essere i gruppi con maggior istinto predatorio. I cani da difesa e utilità hanno una media medio - alta nell’istinto predatorio, mentre i cani da pastore e bovari presentano un istinto medio basso. In base a questo studio i cani da compagnia risultano avere un istinto predatorio molto basso
Analisi delle variabili ambientali 5. Conclusioni
Con questo studio abbiamo valutato gli effetti della selezione artificiale sulle modificazioni dell’istinto predatorio nel Canis familiaris rilevando in particolare le differenze tra i gruppi di razze. Nei diversi contesti storici e geografici l'uomo ha infatti selezionato il cane per renderlo ausiliario nei diversi compiti (caccia, guardia, difesa, conduzione delle greggi ecc) scegliendo per la riproduzione quei soggetti che presentassero il fenotipo e il genotipo più adatto. La selezione artificiale ha determinato infatti delle modificazioni sia morfologiche (differenze nel mantello, nella struttura fisica ecc) che comportamentali all’interno della specie. Nell’ambito dell’istinto predatorio sono presenti delle variazioni sia rispetto all’antenato selvatico che tra le diverse razze canine. Le sequenze predatorie di cattura e consumo della preda che nel lupo si presentano complete (localizzazione, pedinamento silenzioso, inseguimento, morso per immobilizzare, morso per uccidere, smembramento e consumo) sono alterate e troncate a stadi differenti in diverse razze canine (Overall, 2001). Tra i diversi gruppi esaminati ci aspettavamo di trovare delle differenze nell’ambito dell’istinto predatorio in base alle seguenti caratteristiche.
Dal nostro studio sono inoltre emersi i seguenti punti: Si può concludere che il picco esibito in corrispondenza di comportamenti che non implicano sforzo fisico dipenda dallo stato emotivo legato all’anticipazione e alla motivazione nei confronti della preda.
|
|
|
Centro cinofilo Spilimbau Ditta individuale di Livia Dr.ssa Conterno Cell. 338-1136619 Mail: spilimbau@libero.it Via Sequals 14 - Usago di Travesio (Pn) P. Iva 00023368889 Si riceve solo su appuntamento (visualizza la pagine degli orari) Per ricevere informazioni o visitare il centro puoi partecipare agli incontri gratuiti di presentazione ai corsi Ci trovate anche su Facebook nella pagina "Gruppo Centro cinofilo Spilimbau"
|